4 categorie di persone che dovrebbero evitare o limitare il cavolo

Perché il cavolo è considerato un alimento salutare?

Il cavolo appartiene alla famiglia delle Brassicaceae, la stessa di broccoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles e rape. È un alimento a bassa densità calorica, ma possiede un’interessante concentrazione di micronutrienti.

Tra i suoi principali componenti troviamo:

  • vitamina C, importante per la funzione immunitaria e la sintesi del collagene;
  • vitamina K, coinvolta nei normali processi di coagulazione;
  • fibre alimentari, utili alla regolarità intestinale;
  • folati e altri micronutrienti;
  • glucosinolati, sostanze caratteristiche delle verdure crucifere;
  • antociani, presenti soprattutto nelle varietà viola o rosse.

Il suo consumo, inserito in un’alimentazione varia, può contribuire ad aumentare l’apporto di vegetali. Tuttavia, una virtù nutrizionale generale non equivale a una compatibilità universale.

1. Persone con ipotiroidismo o carenza di iodio

Il cavolo contiene glucosinolati dai quali possono derivare composti definiti comunemente “gozzigeni”. In particolari condizioni, soprattutto quando l’ortaggio viene consumato crudo e in quantità molto elevate, queste sostanze possono interferire con l’utilizzazione dello iodio da parte della tiroide.

Questo aspetto può assumere maggiore rilevanza nelle persone che presentano contemporaneamente una carenza di iodio o una funzione tiroidea già compromessa. Non significa, però, che chiunque soffra di ipotiroidismo debba bandire tutte le verdure crucifere.

Le ricerche disponibili non giustificano una proibizione generalizzata. Il rischio dipende dalla quantità, dalla frequenza, dallo stato nutrizionale e dal metodo di preparazione. La cottura riduce l’attività di una parte dei composti potenzialmente gozzigeni, rendendo il cavolo cotto generalmente più gestibile rispetto a grandi porzioni crude. Una revisione scientifica recente ha analizzato proprio il rapporto, complesso e non univoco, tra consumo di Brassicaceae e funzione tiroidea.

Chi assume levotiroxina non dovrebbe modificare autonomamente la terapia né eliminare intere categorie alimentari. È preferibile:

  • consumare il cavolo cotto e in porzioni moderate;
  • evitare quantità spropositate di centrifugati o frullati di cavolo crudo;
  • mantenere un apporto adeguato di iodio secondo le indicazioni mediche;
  • discutere con il medico eventuali cambiamenti importanti nella dieta.

Per molte persone con tiroide sotto controllo, una normale porzione di cavolo cotto può continuare a far parte dell’alimentazione.

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