Provai a interromperla, ma lei strinse ancora più forte la mia mano.
«Capirai tutto quando la troverai.»
Poi abbassò la voce.
«E, David… perdonami in anticipo.»
Quella frase mi gelò.
«Trova Anna, per favore. Capirai tutto quando la troverai. E ti prego… perdonami in anticipo.»
Ruth morì nove giorni dopo.
Non tornò mai più sull’argomento.
Io non ebbi il coraggio di insistere.
Negli ultimi giorni la malattia aveva ristretto il nostro mondo a poche cose essenziali: tenerle le labbra umide, sistemarle il cuscino, leggere ad alta voce quando non riusciva a dormire, fingere che ci sarebbe stato ancora tempo.
Dopo il funerale, la casa sembrò enorme.
Non avevo mai notato quanto rumore facesse il frigorifero.
Quanto fosse forte l’orologio del corridoio.
Quanto potesse diventare insopportabile una sedia vuota.
I nostri figli rimasero alcuni giorni.
Rebecca, nostra figlia maggiore, voleva che andassi da lei a Columbus.
Matthew insisteva perché assumessi qualcuno che mi aiutasse in casa.
Continuavo a ripetere che stavo bene.
Non era vero.
Ma sapevo prepararmi il caffè, fare una lavatrice e ricordarmi le medicine.
Per me era già sufficiente.
Una settimana dopo il funerale trovai un foglio nella Bibbia di Ruth.
Non una lettera.
Solo un nome, un vecchio indirizzo e un numero di telefono scritto a matita.
Anna Mercer.
Millfield.
Sotto, una frase:
Mantieni la promessa.
Mi sedetti al tavolo della cucina.
Rimasi lì a lungo.
Per tutta la durata del matrimonio, Ruth non aveva quasi mai nominato Anna.
Sapeva che era esistita.
Le avevo raccontato la storia quando avevamo iniziato a frequentarci seriamente.
Non avevo nascosto nulla.
Anna e io ci eravamo conosciuti all’università.
Avevamo passato tre anni insieme.
Io ero convinto che ci saremmo sposati.
Poi, senza un vero litigio, senza un tradimento che conoscessi, senza una spiegazione convincente, lei era sparita dalla mia vita.
Avevo sofferto.
Ruth era arrivata qualche mese dopo.
Gentile.
Paziente.
Solida.
Con lei non c’erano fuochi d’artificio.
C’era pace.
E avevo finito per capire che, a volte, la pace vale più del tumulto.
Almeno, questo era ciò che avevo sempre creduto.
Due giorni dopo presi la macchina e guidai verso Millfield.
